Resto o me ne vado
Jim Bright.
Etas 2005. Pagg. 160
Cambiare lavoro, o rimanere, può essere una decisione in grado di costruire una carriera, ma anche di distruggerla: per questo è anche uno dei passi più angosciosi da compiere. Quando è il momento di andarsene? Come distinguere una buona offerta da una migliore sul lungo periodo? Sarò più felice e gratificato andando o rimanendo?. Questo libro è per i tanti che quotidianamente ripensano sé stessi e fanno e rifanno bilanci di vita e professionali, che tanto influiscono sulla qualità esistenziale e sulle performance organizzative. Il testo inizia con un ragionamento sulla carriera, sempre meno progressione verticale (?I modelli di carriera moderni si possono definire più realisticamente come un barcollare da ubriachi attraverso il mondo del lavoro?), e sulla valutazione (?Il cambiamento avventato è pericoloso, ma il conservatorismo lo è ancora di più?). Nella seconda parte ci si concentra sull?analisi della situazione ?Segnali che consigliano di levare le tende? e ?Segnali che consigliano di rimanere?. La terza parte aiuta a pensare contrastando il ?pensiero che ci autolimita? (?Nessuno può farvi sentire inferiori senza il vostro consenso?, citazione di Eleonor Roosvelt) e la ?sindrome della testa nella sabbia? (?Il vantaggio delle emozioni è che ci portano fuori strada?, citazione di Oscar Wilde). Le ultime parti sono relative allo specifico ?andarsene? e allo specifico ?restare?. Male non è, nel dubbio, seguire il consiglio di Woody Allen. ?L?80% del successo sta nel farsi notare?.